Avere 12 anni nel 1984... e nel 2021

Aggiornamento: set 29


In questi giorni sono andata a spulciare i miei diari di quando ero prima bambina e poi ragazzina, per cercare di rimettermi nei panni di una dodicenne. Con l'età tendo, sempre più, a dimenticare e nel fiume di parole che ho scritto ritrovo la mia autentica voce di allora, non travisata dalle interpretazioni del poi e dalla nebbia del tempo. Nella rilettura di questi originali, le grasse grasse risate sono ovviamente gratuite e abbondanti.

Ho riscontrato alcuni elementi chiave della me dodicenne:

- mi consideravo un'adolescente;

- ero alta esattamente come mia figlia, ma pesavo decisamente di più, motivo per cui scrivevo sempre di dover iniziare la dieta (lo scrivo ancor oggi), rassicurata però dai commenti di taluni adulti che dicevano che sarei diventata una bella ragazza...;

- facevo ancora un bel po' di errori ortografici nonostante fossi bravina in italiano;

- scrivevo parole in inglese spassosissime: fiiling la più bella;

- tra le espressioni più gettonate c'erano: mi ha cattata, il mio idolo, sono andata a un party, è stato più sano, è abbastanza sano (nel senso di bello), un fracco di cose, vado a caccia, che ragazzi tapiri, sono una racchia, sono cotta a puntino;

- la mia vita iniziava con la scuola la mattina e finiva con lo studio la sera;

- aspettavo l'estate con ansia spasmodica e non appena arrivava non vedevo l'ora che ricominciasse la scuola;

- prendevo cotte per ragazzini visti quasi di sfuggita;

- odiavo le suore, che mi facevano da insegnante, per la loro severità e pallosità;

- scrivevo lettere a Claudio Baglioni di cui ascoltavo i vinili in continuazione (motivo per cui a un certo punto sognavo di diventare cantautrice);

- la suora di italiano, il cui motto era "Vedrete, vedrete, proprio perché mi chiamo Donatilla!", ci assegnò il tema "Finalmente posso parlare di..." e io scrissi ovviamente di Baglioni e delle sue canzoni bellissime, non risulta dal diario se apprezzò la mia passione per "quella sua maglietta fina";

- il concetto di futuro era relativo, arrivava al massimo sino alla "prossima estate, al prossimo anno di scuola", a "mi iscrivo al liceo scientifico o a ragioneria";

- mi annoiavo moltissimo, ma tutto sommato ero sempre di ottimo umore e contenta della mia vita anche se non succedeva mai un bel niente;

- ogni tanto scrivevo riflessioni serie come sul diario di Anna Frank o la tragedia allo stadio Heysel, ma per lo più erano pensieri leggeri, legati esclusivamente alla mia vita sociale;

- ovviamente mi lamentavo dei miei genitori, ma di nascosto, e di mia sorella (che leggeva il mio diario, lasciando commenti tipo "sei una banderuola al vento, ti auguro di rimanere zitella") apertamente;

- non vedevo l'ora di diventare grande per mandare a quel paese tutti i divieti (ah ah che illusione!);

- compiuti i 13 anni la vita cominciò a migliorare: i miei divennero più permissivi e ottenni il permesso di andare in bicicletta in strada, alle feste (anzi ai party) delle mie compagne di classe, in vacanza in Sardegna da sola con mia cugina ventitreenne e mia sorella diciottenne;

- sognavo di avere un ragazzo, ma non fisso, solo per poco, giusto per provare;

- se qualcuno mi fischiava dietro me ne infischiavo altamente del patriarcato ed ero felice come una Pasqua tanto da scriverlo sul diario (del resto come biasimarmi: frequentavo una scuola di sole femmine ed ero piuttosto bruttina);

- alla sera mi addormentavo come un sasso, scusandomi con il mio diario Kitty di non riuscire a finire di scrivere perché mi si chiudevano gli occhi.

Analogie con mia figlia?

Le cerco, ma è difficile trovarle. Mi sembra che ci sia un gap piuttosto ampio tra i miei 12 anni e i suoi, al di là del fatto che io sia cresciuta in un piccolo paese di provincia e lei in città e che il mondo sia molto molto cambiato.

È senza dubbio più matura e più sveglia. Ha un bagaglio di esperienze al suo attivo decisamente più ampio di quello che avevo io alla sua stessa età e non ha le medesime fragilità. Le ha ovviamente, ma sono assai diverse.

Risultato: mettermi nei suoi panni è piuttosto difficile anche pensando alla me dodicenne. Sicuramente sarò più indulgente sui suoi errori ortografici e non le chiederò più che scuola vuole fare dopo le scuole medie (anche se lei pare non avere alcun dubbio al riguardo già dalle scuole elementari) e cercherò di ricordarmi che appunto ha solo 12 anni.

Olginate, estate 1984

Sardegna, luglio 1985

20 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti