Incipit: funziona? Cestino?


Avevo prenotato due biglietti al cinema, ma pioveva a dirotto, la pandemia è ancora viva tra noi e stare in mezzo a gente sconosciuta in uno spazio chiuso mi crea ancora qualche timore, così ho allontanato l'uggia novembrina scrivendo.

Come sempre, come si evince dai miei appunti, quando inizio un nuovo testo ho ben chiaro tutto quanto nella mia testa: trama, personaggi, ambientazione... Non è vero, l'unico principio che guida la mia scrittura è la "parola, [che] gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta, suoni, immagini, analogie, ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza, la memoria, la fantasia, l’inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente per accettare e respingere, collegare, e censurare, costruire e distruggere". (Rodari)

Forse era comunque meglio andare al cinema.

N.b. Non ho purtroppo conosciuto nessuno dei miei nonni, quindi, ogni riferimento a fatti e persone è del tutto frutto della mia fantasia.


Capitolo 1
Non ho dormito quasi per niente questa notte. C’è stato un gran via vai di fantasmi nella mia vecchia camera da letto e non ha aiutato nemmeno il pensiero del cadavere di nonna giù in salone. Avevo dimenticato il rumore che fanno gli pneumatici sull’asfalto bagnato. Ha piovuto tutta notte, ora ha smesso, ma resteranno le impronte delle suole umide attorno alla bara. Quel pavimento è così difficile da pulire senza lasciare aloni. Dovrò trattenere mamma dal passare lo straccio dopo ogni parente che porge l’estremo saluto a nonna. Sarà una lunga e strana giornata, tanto vale alzarsi, perché di riappisolarmi non c’è proprio più modo con questo concerto di merli in sottofondo.
Mamma è in cucina, versa in due tazze grandi il caffè appena salito, papà è uscito, Irene ha promesso di arrivare in tempo per il funerale. Dopo colazione, mi accomoderò sulla poltrona dietro all’enorme telo raffigurante la Madonna di Loreto del Caravaggio. Credo che l’abbiano messo per distogliere lo sguardo dalla faccia di mia nonna. Le è rimasta addosso la sua espressione arcigna, arrabbiata. Non voleva morire, a 101 anni aveva ancora parecchie cose di cui lamentarsi in questa vita. La gente verrà solo per cortesia nei confronti di mamma, nessuno le voleva bene, nemmeno io. Era una donna anaffettiva, che parlava solo per esternare il suo disappunto e per elargire critiche a chiunque le venisse a tiro. Era insopportabile, per tutta la vita non ha fatto altro che crearsi il vuoto intorno per la sua antipatia. Si avvicineranno alla bara pregando o bisbigliando frasi di condoglianze, ma anche nostro Signore non se la sentirà di punirli per i loro reali e cattivi pensieri, perché mia nonna era una vera e propria stronza. Con mia mamma però era diversa. [...]
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