• Monica Rocca

Professione editor

Aggiornato il: mag 4

Competenze indispensabili e consigli

(di sopravvivenza)*



Quando dici di lavorare in editoria, la gente tendenzialmente risponde ammirata: "Wow che figata!" oppure "Beata te, io con una laurea in Lettere sono finita a lavorare in banca" o il più temuto "Ho scritto un libro che vorrei pubblicare, tu sai dirmi come?".

A queste tre affermazioni rispondo di seguito.

1. Il mio lavoro di per sé non ha proprio nulla di eccezionale, ma poter partecipare alla creazione e produzione di un libro dà senza dubbio un senso alla mia vita più di un altro mestiere.

2. Sì, in effetti, ho avuto abbastanza fortuna a costruire la mia professionalità in questo mondo, ma nessuno mi ha regalato niente né aperto corsie preferenziali. Ho semplicemente risposto a un'inserzione, al colloquio sono stata selezionata e da allora ho costruito giorno dopo giorno il mio bagaglio di conoscenze e competenze.

3. Sì, lo so. Vuoi una consulenza al riguardo?

Dopo vent'anni, non riesco ancora a spiegarmi perché l'editoria susciti tanto fascino nei non addetti ai lavori, inclusi i non lettori. I dati Istat del gennaio 2021 riferiti al 2019 in merito al settore dicono che:

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PDF • 828KB

"Nel 2019 sono stati pubblicati in media 237 libri al giorno, quasi 1,3 libri ogni mille abitanti; di questi, due terzi sono novità (58,4%) e nuove edizioni (8,5%).

Il 40,0% della popolazione di 6 anni e più legge almeno un libro all’anno. Il 77,2% dei lettori legge solo libri cartacei, il 7,9% solo e-book o libri online."

Questa iperproduzione libraria sembrerebbe garantire facilmente un lavoro a un editor, ma il problema è che i libri non si devono solo pubblicare, ma anche vendere.

Basse vendite significa scarsi guadagni, indi per cui budget sempre più risicati per tutti i professionisti che lavorano nella filiera del libro.

Ma andiamo per gradi, non è mia intenzione denigrare il settore e scoraggiare chi desidera più di ogni altra cosa intraprendere questa professione, anzi.


Chi è un (bravo) editor e quali competenze deve avere?

Un tempo, quando ancora non c'erano i CEO, i project manager, i network engineer ecc., ma solo amministratori delegati, responsabili, ingegneri ecc. a chi mi chiedeva che lavoro facessi rispondevo: "Sono una redattrice di libri". Adeguandomi ai tempi, ora sono un editor e visto che questo lavoro lo svolgo da oltre vent'anni, a buon diritto, sul profilo LinkedIn ho aggiunto anche il "senior". Il punto è che né con l'uso dell'italiano né con l'uso dell'inglese la gente sa bene in che cosa consista questo lavoro.

Un editor non corregge solo la punteggiatura e i refusi nei testi scritti dall'autore, un editor valuta e sviluppa i progetti editoriali, costruisce insieme all'autore il libro e lo segue passo dopo passo per arrivare al miglior risultato possibile. Talvolta l'autore è così debole che, nonostante gli sforzi di mesi, ci si deve arrendere di fronte all'evidenza e per evitare un ulteriore ingiustificato investimento in termini di lavoro redazionale, saggiamente, il libro non si pubblica, si cestina il tutto e si "libera" l'autore.

Un editor lavora sulla struttura e sulla lingua, suggerisce, mette in dubbio, verifica, sposta, taglia, riscrive, riformula, aggiusta, aggiunge, sintetizza, schematizza, controlla uniformità e incongruenze ecc. e per svolgere il suo lavoro ha bisogno del giusto tempo (e il tempo va monetizzato in modo corretto).

Dal momento, però, che l'editor non è l'autore, deve anche avere la capacità di porsi nei suoi confronti nel giusto modo. Inutile scriverlo tanto è banale il concetto, ma l'editor non può essere né arrogante con i suoi interlocutori né cedere alle pretese, spesso assurde, degli autori. Se si è in grado di trovare il corretto equilibrio, l'autore (anche il più pretenzioso tra i professori universitari) al termine del lavoro ti ringrazierà per la professionalità e pazienza dimostrata, ammettendo che non avrebbe mai immaginato che dietro a un libro ci fosse così tanto lavoro di redattori e grafici.

Autore ed editore soddisfatti sono ottime credenziali per garantirsi altri incarichi come editor.

A livello di formazione, attualmente ci sono corsi di laurea focalizzati sull'editoria e ottime scuole di specializzaione (inesistenti ai miei tempi) e un variegato mondo di corsi da selezionare con molta cura per non incappare in truffe.

Indipendentemente dalla formazione, se dovessi scegliere un bravo editor a cui affidare il più importante dei miei progetti non potrei prescindere dal verificare che abbia tutte queste competenze:

  1. vantare una perfetta padronanza della lingua italiana;

  2. nutrire una forte passione per il bene libro;

  3. essere una persona precisa, tendente al pignolo;

  4. saper pianificare (e ripianificare) il proprio lavoro in totale autonomia;

  5. essere predisposto al lavoro di squadra;

  6. possedere capacità di problem solving;

  7. avere abbondanti scorte di pazienza;

  8. accettare di lavorare (in alcuni mesi dell'anno) in condizioni di stress.

"Lavorare in condizioni di stress? Ma dai, non siete mica chirurghi né mega direttori generali!"

Vero, però (anche se non tutti gli editori e i service editoriali hanno la medesima organizzazione e programmazione), un editor deve sapere in partenza che, quasi certamente, gli autori accumuleranno sempre più ritardi sulla tabella di marcia delle consegne e che, al contempo, l'editore negherà lo slittamento della pubblicazione, perché non può assolutamente bucare l'uscita prefissata. Fare il miracolo per recuperare il tempo perso e consegnare i pdf di stampa entro il termine stabilito sarà compito dell'editor e del grafico. Come? Buttando l'orologio nel cestino e demandando ad altri tutto quello di cui non si può più occupare finché il libro non è chiuso, che sia recuperare il figlio a scuola o fare la spesa. (Il lavoro da casa ha decisamente facilitato la gestione del "periodo delle chiusure", che, per chi come me lavora prevalentemente nell'ambito dell'editoria scolastica, si concentra tra fine gennaio e metà febbraio.)

Se non sei disposto alle corse o ai rifacimenti imprevisti a libro quasi in stampa, l'editoria non fa per te (e, temo, molti altri lavori insieme a questo).


Dipendente o freelance?

Se sei assunto (Complimenti! Un'impresa non da poco!), il CCLN Grafica ed editoria non ti farà diventare ricco, specialmente se ti applicano un livello inadeguato e il minimo sindacale, ma avrai garantiti maternità, congedi, malattia e ammortizzatori nel caso (non improbabile, vista la perenne crisi in cui naviga l'editoria) in cui tu venga licenziato.

Se invece non entri come dipendente nel mondo dell'editoria, diventi imprenditore di te stesso e l'obiettivo diventa quello di cercare committenti che ti paghino il giusto e che, soprattutto, ti paghino alla fine del lavoro.

Purtroppo la tendenza dei budget è in costante ribasso, perché di editor che hanno bisogno di lavorare ce ne sono temo più di quanti ne servano e ci sarà sempre qualcuno disposto ad accettare l'inaccettabile pur di non perdere l'incarico. Dire basta alle proposte vergognose tutti insieme potrebbe migliorare il potere contrattuale, ma chi è in grado di radunare tutti gli editor freelance? Potremmo anche provarci!

Io, fino ad ora, (effettuata la parentesi da assunta post Jobs Act che si concluderà a fine giugno) ho sempre avuto un unico grosso committente che mi ha garantito un incarico annuale sufficiente a mantenermi (più campando che risparmiando). Per incrementare le entrate, in certi momenti, ho accettato veramente di tutto, accollandomi lavori pallosissimi e poco gratificanti, in cui la noia era inversamente proporzionale al guadagno, ma negli anni ho avuto anche l'opportunità di vedere realizzati bellissimi libri in cui ho avuto carta bianca dall'editore.

Più frustrazione o più soddisfazione?

Come in tutti i lavori i calci in culo si alternano alle pacche sulle spalle; conosci persone bellissime e altre che ti pugnalano appena ti volti; ti chiedi come certa gente possa coprire determinati ruoli e non ti spieghi perché altri non riescano ad arrivare dove meriterebbero; vivi giorni di frustrazione e altri caricata a mille; impari e insegni quel che puoi; gongoli per i complimenti del direttore editoriale e per i ringraziamenti (sinceri) degli autori e ti lamenti della tua busta paga; sbuffi per il computer del giurassico che il tuo capo non ti ha mai cambiato, ma lavori 12 ore per non bucare le scadenze; ti riprometti di cambiare lavoro, ma prima che ti licenzino da dipendente hai già accettato un nuovo incarico a progetto e ti chiedi perché.

La risposta che mi sono data in queste ultime settimane è semplice: perché i libri sono la mia passione, e non posso fare a meno di metterci tutta la dedizione e la cura che posso nel realizzarli; perché non so rinunciare alla bellissima sensazione di "tirar fuori un libro dal magma primordiale" e nemmeno alla soddisfazione di sfogliare un libro fresco di stampa, annusarne le pagine e pensare che dentro c'è anche un po' di me.


* In questo post parlo di editoria scolastica e varia (niente narrativa, per intenderci).

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