• Monica Rocca

Ufficialmente "disoccupata"!


Per una come me, che a settembre festeggia (avrebbe festeggiato) i suoi 22 anni di attività lavorativa e che è (era) dipendente solo dal luglio 2015, non sembra nemmeno vero avere diritto alla NaspI per 24 mesi.

Ho lavorato come co.co.co., co.co.pro., con la partita iva, mascherando di fatto sempre un lavoro subordinato con un tot di ore tacitamente pattuite da svolgere in ufficio alla scrivania assegnata; non ho goduto della maternità oltre il 5° mese; mi sono ritrovata dalla sera alla mattina con un contratto da 8 a 6 ore giornaliere, poi a 4, poi il nulla, poi di nuovo a 6 ore a seconda delle necessità del committente.

Avere diritto alla disoccupazione mi sembra, ora, obiettivamente un privilegio, perché mi consente di pensare con più calma al futuro, di investire su me stessa senza avere la preoccupazione di non avere più, di colpo, alcuna entrata economica.

Nonostante lo scoramento guardandomi attorno, ho ancora un insano ottimismo che mi spinge a credere che raccogliamo ciò che seminiamo. Da quando ho saputo dell'imminente chiusura aziendale, ho messo talmente tanta carne sul fuoco, che devo stare attenta a non scottarmi.

Lavorare in ambito culturale è bellissimo, dà un senso alla mia vita e non solo a quella lavorativa, e vorrei continuare a farlo, ma non sono più disposta ad accettare incarichi economicamente offensivi, sentendomi un lavoratore di serie B. Per questo non aprirò al volo, di nuovo, la partita iva come mi hanno "suggerito" per continuare a fare questo lavoro che tanto mi piace.

Mi prendo il mio tempo, senza stare con le mani in mano: "Standing still is not an option!".

E poi magari il centro per l'impiego mi ricolloca subito domani...



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