Il turismo di domani

Aggiornamento: ago 4


Vacanze, ferie estive, anni Settanta
Alassio, agosto 1973, io e mia sorella

Da quando avevo sei mesi ho avuto la fortuna di andare sempre in vacanza. Mio papà ci portava al mare in Liguria, ad Alassio, stesso albergo, pensione completa, per undici anni. Si partiva in piena notte, per non trovare traffico, e a volte si arrivava così presto da dover aspettare in auto l'ora di apertura. Si fermava il weekend e poi tornava a casa a lavorare. Con operai e impiegati già in ferie, a un certo punto, ad agosto, si decideva anche lui a mollare la sua fabbrica per un po' e ci raggiungeva. Quando ho compiuto 12 anni la destinazione è cambiata, non so perché, e l'Hotel Girasole, a San Benedetto del Tronto, è diventato la nostra nuova meta estiva.

Ricordo solo un viaggio itinerante con la mia famiglia, quello più impresso nella mia memoria, un tour in nord Italia, le cui tappe ovviamente coincidevano con i luoghi dei clienti da cui mio papà doveva passare.

Sono sempre stata bene in quelle lunghe vacanze estive della mia infanzia, fatte di formine e castelli di sabbia, di biglie con le foto dei ciclisti, di amici nuovi o ritrovati, di fughe forzate dalla spiaggia per il pranzo e la cena, di "Mamma, che ore sono, posso fare il bagno?", di passeggiate mattutine fino al molo o agli scogli e serali lungo la passeggiata fino ai budelli, di partite al minigolf e di giri sulle macchinine la cui pista diventava ogni anno più corta, di fumetti scontati, comprati incellofanati in blocco, insieme alle bolle di sapone.

Appena ho avuto l'età per viaggiare da sola, ovviamente, l'ho fatto. Lavori estivi da baby-sitter o cameriera, tanto tempo per viaggiare e pochi soldi per poterlo fare, treni regionali, autobus locali, lunghissimi viaggi in auto, in nave. Per lo più zaino sulle spalle, amici con cui partire e da raggiungere, mete culturali e fughe a Riccione, improbabili stamberghe in cui dormire, tende da montare e smontare, ostelli, con in testa il pensiero che era quasi il momento di tornare a casa a preparare il prossimo esame.

Quando la vita da studente è finita, il tempo per viaggiare è diminuito, ma non me lo sono mai fatto mancare, neanche quando i soldi erano pochi con una casa da mantenere. Stesso stile, viaggi itineranti, senza prenotazioni, senza troppi fronzoli, sempre bellissimi qualsiasi fosse la meta, mai la stessa.

Poi mi sono ritrovata in un mondo diverso, di voli low-cost, Expedia, Booking e TripAdvisor, di mappe online per calcolare le distanze e il costo del carburante, di navigatori per non perdersi. Mete prima irraggiungibili ora a portata di mano. Da allora, però, è cominciata a mancare sempre più quella, bella, sensazione di quando ci si ferma in una strada di Berlino, con una cartina aperta sul tetto dell'auto, per cercare di capire dove diavolo si è, di girare a piedi fino allo sfinimento in cerca di una habitación libre, di chiedere a un passante da che parte è la cattedrale.

Parigi e Berlino, riviste nel 2019 a distanza di molti anni, mi hanno dato la stessa sensazione di vivere a Milano, provocato la medesima insofferenza nei confronti della folla e innescato la paura di non riuscire più a stupirmi ovunque vada. Sono corsa a Venezia lo scorso settembre, prima che la città torni a essere inghiottita dai suoi turisti avidi di selfie instagrammabili, e mi è sembrata ugualmente ed eccessivamente affollata.

La pandemia ha congelato chissà per quanto, e chissà se per sempre, le mete nella mia lista dei desideri. Sognavo il Brasile e il Vietnam, mi godo l'agriturismo umbro e il bungalow immerso nella pineta a pochi passi dal mare. Me li godo sul serio.

Durante le lezioni del master e il project work sul piano di comunicazione per Procida 2022, capitale italiana della cultura, abbiamo parlato di turismo, sostenibile e responsabile, lento e di ritorno, esperienziale, di scoperta, della necessità di passare dallo status di turisti a quello di cittadini temporanei, di godere della genuinità dei luoghi, indipendentemente dal fatto che siano vicini o lontani da casa, di rendere speciali gli incontri con chi quei posti li abita ogni giorno.

Il settore del turismo (di massa) ha subito perdite le cui cifre fanno raggelare, ma è un'occasione unica per cambiare rotta, per rallentare, per tornare a meravigliarsi, per prenderci cura del pianeta che ci ospita prima che collassi, anche rinunciando al weekend lungo con volo low-cost.

Cuba, giugno 2018. Che turista vuoi essere?

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