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Marocco, 22-31 dicembre 2025

Aggiornamento: 6 gen

Quando torno da un viaggio così ricco di voci, di silenzi, di paesaggi, di esperienze, mi sento sempre un po' tramortita, bisognosa di una fase di ambientamento come un treenne durante la fase di inserimento alla scuola materna.

La quotidianità di prima sembra avere una faccia diversa e collide così tanto con quanto visto e raccolto in viaggio che la tentazione di invertire radicalmente rotta alla mia esistenza è davvero forte. Uno slancio che so si affievolirà nei giorni a venire, quando gli agi e le comodità del mio benessere annebbieranno lo sguardo sulla vita nelle kasbah dei villaggi, quando la pragmatica realtà scazzotterà con i miei sogni di fuga (verso dove poi?) fino a metterli KO e il traffico milanese sembrerà una versione evoluta del caos di auto, taxi, motorini, carretti trainati da asini della Medina.

Oggi sgambettavo ad acquagym pensando alla siccità e al deserto che si porta via pezzi di terra, ieri guardavo la partita di basket su Sky e pensavo ai campi da calcio nel nulla, a cena bevevo un bicchiere di vino e pensavo al nomade che ci preparava il tè di benvenuto nella grotta riciclando l'acqua con il vassoio per lavare i bicchieri, perché niente si spreca.

Diamine! Tutto stride!

In sottofondo la voce dei miei genitori da bambina: "non avanzare il cibo, tu non sai che cosa significhi avere fame durante la guerra!, povertà aguzza l'ingegno, non si butta via niente". Sì, ho un'esistenza ovattata e fortunata, basterà aggiungere un altro senso di colpa al mio bagaglio per convivere con l'ingiustizia del mondo?

Il mio post non vuole suggerire ad altri viaggiatori il miglior itinerario possibile, perché ogni viaggio è diverso e ognuno di noi lo è.

Questo è stato il mio viaggio e ho solo voglia di raccontarlo attraverso le immagini che sono riuscita a catturare lungo la strada, augurandomi che risultino lontane dai selfie turistici a caccia di like, sicuramente lo sono nelle mie intenzioni.

La mia è solo una personale riflessione ad alta voce di un viaggio che ho avuto la fortuna di aggiungere agli altri.

È stato un viaggio autentico, di scoperta vera, grazie a Mohamed Rachyd (https://www.instagram.com/moroccosaharaadventures2369/ - https://morocco-sahara-adventures.com/), che da driver è diventato il quarto compagno di viaggio. Senza i suoi racconti, la sua gentilezza, la sua empatia sarebbe stata tutta un'altra storia. Rispettoso del nostro desiderio di silenzio, loquace quando necessario, pronto a rispondere alle nostre domande, sulla nostra stessa lunghezza d'onda, nonostante le differenze culturali da cui arriviamo. Una di quelle belle persone che, incrociando il tuo cammino, sono destinate a restare nella tua memoria.


GIORNO 1 e 2 - MARRAKESH

Marrakesh
Nei souk della Medina di Marrakesh è impossibile non perdersi. Passeggiando mi chiedo quanto possano guadagnare i venditori che offrono tutti i medesimi prodotti. Molti di loro siedono davanti alla propria mercanzia con gli occhi chini sul proprio cellulare, poco interessati ad attirare clienti. Buona parte del souk è occupata da prodotti contraffatti di pessima qualità, made in China o Bangladesh o chissà quale altro paese sfruttato. Trovare del vero artigianato non è così scontato. I prezzi sono così bassi che i suggerimenti di contrattare, letti online o sulle guide di viaggio, mi sembrano decisamente fuori luogo. Sono qui anche per scontare le mie colpe di europeo, non per perpetuare lo sfruttamento.

Marrakesh
I colori e gli odori delle spezie sono ovunque. Non ho la minima idea di che cosa sia il 90% di ciò che vedo e sento. La guida che ci accompagna in giro, infila tra il Palazzo Bahia e la Medersa Ali Yussef, una visita non prevista alla Erboristerie Le Epices, dove un abile mercante ci illustra una serie spropositata di prodotti dai rimedi miracolosi. Ne usciamo divertiti (dobbiamo pur stare al gioco) e con una scorta di spezie, tè e rossetti naturali, non troppo a buon mercato.

Marrakesh
Avrei voluto catturare molti più volti nel souk, ma non ne ho avuto il tempo né l'occasione, sia perché non viaggio sola sia perché in certi orari la folla è fastidiosa e la priorità diventa quella di schivare i motorini d'altri tempi, le Ape car e i carretti che ti si infilano tra le gambe senza pietà (come in tutta la città).

Medersa Ali Yussef, quando evitando un turista a destra e uno a sinistra, alzi lo sguardo, vedi la Bellezza e fai pace con il cosmo.
Medersa Ali Yussef, quando evitando un turista a destra e uno a sinistra, alzi lo sguardo, vedi la Bellezza e fai pace con il cosmo.
Marrakesh
Marrakesh
Simbolo di Marrakesh, Djemaa el-Fna è il miraggio usciti dal souk. Un po' mercato vero, un po' attrazione per locali e turisti. È un tripudio di colori di giorno e luci da luna park al tramonto, un caos di gente, animali maltrattati, tamburi, flauti e artisti di ogni genere (è in corso un tentativo di cambiare l'attuale nome "assemblea dei morti" in "assemblea degli artisti" modificando o aggiungendo una lettera all'attuale nome arabo, non ricordo).
Marrakesh
E poi c'è la Marrakesh moderna, fuori dalla Medina, con i suoi negozi, l'albero di Natale, il centro commerciale, i palazzi in costruzione, i resort per i ricchi locali e stranieri, in cui ti sembra di essere in un qualsiasi quartiere dello shopping di una qualsiasi città.

GIORNO 3 - MARRAKESH - ALTO ATLANTE - AIT BEN HADDOU - OURZAZATE


Marocco
I famosi tornanti della strada N9 che da Marrakesh sale fino al passo Tizi n'Tichka per poi ridiscendere fino a Ouarzazate. Questo freddo non l'avevamo tanto considerato.
Imbattersi in greggi di capre o pecore lungo la strada è normale da questi parti, ma per me sarà invece durante tutto il viaggio un continuo incanto.
Imbattersi in greggi di capre o pecore lungo la strada è normale da questi parti, ma per me sarà invece durante tutto il viaggio un continuo incanto.
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Lungo la P1506, strada vivamente consigliata per i panorami rispetto alla più veloce N9, piccola deviazione proposta da Mohamed (in foto) alla Miniera di sale.
Marocco
Sempre sulla P1506 sosta per ammirare il paesaggio e raccogliere e annusare la pianta aromatica (di cui ovviamente non ricordo il nome) che cresce spontanea tra le rocce. Paesaggio attorno spettacolare. Questo e gli altri orizzonti di questo viaggio saranno nei miei occhi ogni mattina quando aprirò le persiane sul cortile di casa, guardando il bucato della vicina.
Marocco
25 anni di viaggi insieme!
Adolescente on the road: qualche pisolino e alla fine della vacanza 5 libri letti con commento: "Il paesaggio, sì, bello, però anche che palle! Dopo questa vacanza ci vuole un'altra vacanza per riposarci da questa...". Sono certa che si è portata a Milano molto di più di quello che confessa.
Adolescente on the road: qualche pisolino e alla fine della vacanza 5 libri letti con commento: "Il paesaggio, sì, bello, però anche che palle! Dopo questa vacanza ci vuole un'altra vacanza per riposarci da questa...". Sono certa che si è portata a Milano molto di più di quello che confessa.
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Faccia felice modalità viaggio.
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Kasbah Ait Ben Haddou, patrimonio dell'Unesco, scenografia di tanti film (una parte è una scenografia sul serio!). Il freddo della mattinata è passato. Saliamo in cima con qualche vestito di troppo.
Kasbah Ait Ben Haddou, patrimonio dell'Unesco, scenografia di tanti film (una parte è una scenografia sul serio!). Il freddo della mattinata è passato. Saliamo in cima con qualche vestito di troppo.
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Arrivo a Ouarzazate, luce spettacolare, prima birra del viaggio, vista dal balcone del Dar. Una giornata che ne vale cento.

GIORNO 4 - KASBAH DI TAMNOUGALT - VALLE DEL DRAA - KASBAH DI TAMGROUTE E SCUOLA CORANICA - ZAGORA


Marocco
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Sopra nella foto, la guida che ci ha accompagnato nella visita alla Kasbah di Tamnougalt, scenario al film Il tè nel deserto, ora disabitata perché i lavori per viverci sarebbero troppi. Passeggiando per i vicoli e i sotterranei mi chiedo se le pareti resisteranno al nostro passaggio. Si offre di scattare la foto di rito con noi affacciati al colonnato che compare in un altro film (Prince of Persia), ma nella mia testa c'è solo il desiderio di scendere presto da lì perché la soletta di bambù sotto i miei piedi scricchiola e non sono a mio agio, anche se mento spudoratamente a M. dicendo che questa parte non sta crollando, come gran parte della kasbah. La nostra guida con orgoglio ci porta fino alla sua vecchia abitazione. C'è la chiave del lucchetto nascosta sulla porta di fronte alla sua. Quando entro mi chiedo perché sia chiusa, che cosa mai potrebbero portare via? Ci spiega le parti della casa: l'angolo per cucinare, quello per dormire, la parete con il gesso sul muro per lo studio. C'è ancora qualche gallina nel cortile riservato agli animali. Nella mia mente cerco di immaginarmi come possa essere con i tappeti per terra, qualche mobilio, ma è veramente difficile nella mia mente pensare che quella possa essere un'abitazione per una famiglia numerosa, senza acqua, senza bagno, così come è difficile immaginare che la via fuori fosse la strada dello shopping. Lo seguiamo in giro per la kasbah, che è grande, superiamo la parte in cui stavano gli ebrei prima che andassero in Israele, poi andiamo all'esterno ed è facile riconoscere la parte ora riservata al riad dal motore esterno del condizionatore. Ci mostra i due pozzi da cui viene pompata l'acqua all'hotel (uno da 20 e l'altro da 7 metri di profondità), mentre davanti il palmeto soffre la carenza d'acqua perché le famiglie non hanno i soldi per comprarsi la pompa. In che razza di mondo viviamo? Gli lasciamo una mancia adeguata, anche se la visita era già inclusa nel prezzo pagato all'agenzia. Testa bassa e via, con nuove contraddizioni da gestire, verso la prossima meta.
Sopra nella foto, la guida che ci ha accompagnato nella visita alla Kasbah di Tamnougalt, scenario al film Il tè nel deserto, ora disabitata perché i lavori per viverci sarebbero troppi. Passeggiando per i vicoli e i sotterranei mi chiedo se le pareti resisteranno al nostro passaggio. Si offre di scattare la foto di rito con noi affacciati al colonnato che compare in un altro film (Prince of Persia), ma nella mia testa c'è solo il desiderio di scendere presto da lì perché la soletta di bambù sotto i miei piedi scricchiola e non sono a mio agio, anche se mento spudoratamente a M. dicendo che questa parte non sta crollando, come gran parte della kasbah. La nostra guida con orgoglio ci porta fino alla sua vecchia abitazione. C'è la chiave del lucchetto nascosta sulla porta di fronte alla sua. Quando entro mi chiedo perché sia chiusa, che cosa mai potrebbero portare via? Ci spiega le parti della casa: l'angolo per cucinare, quello per dormire, la parete con il gesso sul muro per lo studio. C'è ancora qualche gallina nel cortile riservato agli animali. Nella mia mente cerco di immaginarmi come possa essere con i tappeti per terra, qualche mobilio, ma è veramente difficile nella mia mente pensare che quella possa essere un'abitazione per una famiglia numerosa, senza acqua, senza bagno, così come è difficile immaginare che la via fuori fosse la strada dello shopping. Lo seguiamo in giro per la kasbah, che è grande, superiamo la parte in cui stavano gli ebrei prima che andassero in Israele, poi andiamo all'esterno ed è facile riconoscere la parte ora riservata al riad dal motore esterno del condizionatore. Ci mostra i due pozzi da cui viene pompata l'acqua all'hotel (uno da 20 e l'altro da 7 metri di profondità), mentre davanti il palmeto soffre la carenza d'acqua perché le famiglie non hanno i soldi per comprarsi la pompa. In che razza di mondo viviamo? Gli lasciamo una mancia adeguata, anche se la visita era già inclusa nel prezzo pagato all'agenzia. Testa bassa e via, con nuove contraddizioni da gestire, verso la prossima meta.
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Kasbah di Tamgroute.
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Amil (o forse Abdul?) ci accompagna nella visita della kasbah di Tamgroute, che è ancora abitata. Lui stesso ci abita con tutta la sua famiglia (che significa moglie, figli, fratelli e sorelle con relative proli), ma non ne vediamo gli interni. L'acqua corrente non c'è, perché è pericolosa per la struttura fatta di terra e paglia, ma al villaggio c'è l'hammam dove andare a lavarsi una volta a settimana e la fossa biologica come gabinetto. Vediamo anche il forno dove cucinano, in una stanza buia e nascosta che quasi ho paura ad entrarci. Che dire, la loro realtà è talmente distante dalla mia che non so che dire. Accanto c'è la fabbrica di ceramiche, facciamo un giro cercando di non calpestare nulla e poi nel negozio attiguo acquistiamo piccoli oggetti trasportabili e collocabili in casa nostra (dal produttore al consumatore).
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La moschea, vicina alla scuola coranica, del villaggio è meta di pellegrinaggio dei malati. Toccare con entrambe le mani il portone pari porti guarigione e salute.
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Il Marocco è pieno di campi da calcio come questo, qui attiguo al villaggio, altri in zone così remote da chiedersi chi ci vada a giocare.
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Foto di rito a Zagora e poi relax nel giardino del riad, piccolo angolo di paradiso.
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GIORNO 5 - DA ZAGORA A SIDI ALI

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Deviazione per vedere le pitture rupestri.
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Giornata con il naso fuori dal finestrino ad ammirare i paesaggi.

GIORNO 6 - DA SIDI ALI A ERG CHEBBI

Marocco
Qua è quando ho capito che non avremmo percorso la strada asfaltata da Sidi Ali a Rissani, come detto al motociclista italiano a colazione, ma la pista nel deserto.
Marocco
Qua è quando ho chiesto se eravamo proprio sicuri di fare più di tre ore di pista nel deserto.
Marocco
Se vedete questa pianta non toccatela, è pericolosa. Il succo delle foglie può accecare.
Marocco
Tè nel deserto, dopo aver trovato finalmente la pista per arrivarci. Quello che non so ancora è che mancano altre due ore e passa nel nulla per arrivare a destinazione! Ma che meraviglia!
Marocco
Campeggio un po' fuori mano.
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Pausa sigaretta per Mohamed con raccolta di angurie selvatiche, che faranno compagnia ai miei piedi fino alla fine del viaggio. La polpa cotta è curativa.
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Succede nel deserto: chiedere informazioni su dove sia la pista per Rissani a un cammelliere in motoretta in mezzo al nulla che cerca dromedari.
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Pausa ad osservare i fossili nelle rocce. Già, qui un tempo c'era il mare.
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Siamo arrivati a Rissani! In attesa della nostra pizza berbera. Buonissima!
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Porta di Mharech.
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Per finire la giornata in bellezza, le dune. Arrivare in cima non è affatto uno scherzo, scendere è meraviglioso!
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Musiche e danze all'accampamento Amskou Camp. L'odore del falò su giacche e vestiti ci accompagnerà fino in Italia.

GIORNO 7 ERFOUD - GOLE DEL TODRA - VALLE DEL DADES

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Risveglio all'accampamento www.amskoucamp.com.
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Pozzi per la raccolta dell'acqua, che non c'è più, con un metodo tradizionale.
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Fabbrica per la lavorazione dei marmi con i fossili. Il macchinario per tagliare arriva da Massa Carrara, barattato con marmi locali. Chi ci avrà guadagnato di più?
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Meduse. Lastra destinata a un museo canadese per 25.000 dollari. Mi sembra un prezzo irrisorio.
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Verso la Valle del Dades.
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Gole del Todra.

GIORNO 8 - VALLE DEL DADES E DELLE ROSE - KASBAH DI AMRIDIL - FINT

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Foto di rito al Monkey Fingers View.
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Acquisto beni di prima necessità da portare ai pastori nomadi nelle grotte.
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Per una terrorizzata dai precipizi e dalle strade di montagna, questa strada verso i nomadi è una bella prova di nervi.
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Rito del tè di benvenuto nella grotta, dove i nomadi vivono durante l'inverno. Avrei voluto fare molte altre foto, ma mi sembrava irrispettoso. Le emozioni di questa visita sono comunque ben archiviate nella mia memoria.
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Grazie a Mohamed per averci portati qui!
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Povertà o libertà?
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Kasbah museo di Amridil.
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Lungo il nostro viaggio ci siamo imbattuti tante volte nei bambin* e ragazz* all'uscita della scuola, in strada verso casa, a piedi o in bici. È facile riconoscere le scuole che hanno sempre i muri esterni colorati e decorati.
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Oasi di Fint.
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Ultima tajine di pollo e verdure. Buona, ma la voglia di una pasta comincia a farsi sentire.
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GIORNO 9 - RIENTRO A MARRAKESH

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Partenza per Marrakesh: si caricano i bagagli e si abbandonano le angurie...
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N9 per Marrakesh.
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Ultima foto ricordo nel silenzio prima del caos della città. Domani aereo per Milano con la bellezza, i silenzi, la pace nella mente e nel cuore. Inshallah!

In questo fotoracconto mancano tante facce, paesaggi e considerazioni. Mancano i segni del terremoto del 2023 ancora visibili nel centro di Marrakesh e nei villaggi berberi; mancano i lavoratori edili nei tanti cantieri in giro per il paese privi di qualsiasi protezione; mancano le famiglie in 4 a bordo di una moto, in cui ad avere il casco è solo il papà mentre il più bambino più piccolo è avvolto in una coperta sulla schiena della mamma e l'altra a cavalcioni del motore davanti a suo padre; mancano i ragazzi con le bombole di gas sul motorino; mancano le case a metà sparse ovunque ai bordi delle città o nei villaggi più isolati (quasi tutte seconde case di chi lavora lontano); mancano i racconti sul Marocco di ieri e di oggi e sulle aspettative dei marocchini per il domani, sulla condizione femminile, sull'occupazione, sulle ricchezze minerarie che arricchiscono pochi, sulla centrale solare di Ouarzazate che è la più grande al mondo. L'unica cosa che non manca è la voglia di tornarci presto (nella lista dei desideri primavera 2027)!


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